I beni confiscati alla criminalità organizzata non sono immobili come gli altri. Essi sono stati simboli del potere dei camorristi sui territori da loro dominati
Il progetto
Vogliamo rendere accessibili ai non addetti ai lavori le informazioni sui beni confiscati alle mafie e promuovere buoni esempi di riuso sociale.
Cosa facciamo
Cosenostre.info vuole essere uno strumento informativo interattivo sul patrimonio immobiliare recuperato alle mafie.
Mappatura
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    Sono i beni confiscati utilizzati

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    Sono i beni confiscati su cui è in atto un interveto per usarli

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    Sono i beni confiscati non utilizzati

  • 1
137
unità immobiliari ceniste
107
unità immobiliari pubblicate
44
beni utilizzati
42
beni abbandonati
19
beni in cui è in atto intervento di recupero
13
video realizzati

Online il Bando per il riuso sociale di oltre 1400 beni, quasi 60 solo su Caserta. Cuoci: “Buon punto di partenza, ma si poteva osare di più” De Santis: Ancora troppi beni inutilizzati, al lavoro per rimetterli in gioco 

Per informazioni sull’avviso: LINK 

Scadenza: 31 ottobre 2020 

Millequattrocentododici beni confiscati, di cui una sessantina in provincia di Caserta: questi i numeri dei beni messi a disposizione dall’Agenzia Nazionale per i Beni Confiscati, che il 31 luglio ha pubblicato l’avviso per un’istruttoria pubblica finalizzata all’individuazione di enti e associazioni cui assegnare a titolo gratuito beni immobili confiscati per usi sociali.

Dopo settimane di attesa (ne avevamo parlato qui https://www.csvassovoce.it/legalita) è stato pubblicato un avviso che, per numero di beni interessati (comprendenti terreni, appartamenti ed altre tipologie di strutture) e per l’ampio respiro territoriale rappresenta un’assoluta novità. 

Scopo primario dell’Avviso, recita l’Agenzia, è la valorizzazione dei beni confiscati attraverso l’azione degli Enti e delle Associazioni del Privato Sociale e lo sviluppo di un modello socialmente responsabile, in grado di conciliare il riuso dei beni confiscati con il raggiungimento di specifici obiettivi sociali, per la piena valorizzazione del principio di sussidiarietà costituzionalmente garantito.

Diretti intermediari dell’Agenzia saranno infatti: le organizzazioni di volontariato - le associazioni di promozione sociale, gli enti filantropici, le cooperative sociali, le reti associative, le società di mutuo soccorso, le associazioni, le fondazioni e gli altri enti di carattere privato diversi dalle società costituiti per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale mediante lo svolgimento, in via esclusiva o principale, di una o più attività di interesse generale in forma di azione volontaria o di erogazione gratuita di denaro, beni o servizi, o di mutualità o di produzione o scambio di beni o servizi, iscritti nei Registri istituzionali qualora presenti.

I progetti dovranno riguardare una o più delle aree tematiche indicate come proprietarie dall’Agenzia (Sociale, Salute e Prevenzione, Occupazione e Ricerca, cultura, Sicurezza e Legalità) e potranno interessare più lotti; ogni ente potrà presentare inoltre più progetti.

Ogni proposta dovrà essere corredata da un progetto tecnico e da un piano economico finanziario che ne comprovi la sostenibilità: l’ente o la rete proponente dovrà inoltre, per ognuno dei lotti dei quali intende richiedere l’uso, dichiarare di essere a conoscenza dello stato dei luoghi (con la facoltà, quindi, di richiederne una visione preventiva).

La documentazione, da presentare tassativamente nelle modalità indicate nell’avviso triennale, dovrà essere inviata entro il termine perentorio delle ore 12,00 del giorno 31 ottobre 2020, all’indirizzo “Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata”, Via Ezio 12/14, 00192 ROMA.

Ogni lotto sarà concesso in comodato d’uso gratuito per un periodo di 10 anni, rinnovabile un’unica volta; è previsto inoltre un contributo dell’Agenzia per le proposte più meritevoli fino ad un importo massimo di 50mila euro, per un budget totale di 1 milione di euro (dei quali 750mila saranno destinati al supporto di proposte progettuali di valore pari o superiore a 250mila euro.

Il CSV Asso.Vo.Ce. , da sempre impegnati nella promozione della legalità, ha da tempo declinato il proprio impegno in un’attenzione speciale alla gestione ed alla cura dei beni comuni, in particolare di quelli confiscati: dopo l’esperienza dell’Osservatorio Provinciale sui Beni confiscati, è stato lanciato nel 2018 il Catalogo delle Buone pratiche di riuso dei beni confiscati e dei beni comuni.

Salvatore Cuoci e Umberto De Santis – rispettivamente Referente per il Consiglio Direttivo per il Catalogo e Coordinatore del progetto – prendono atto della pubblicazione di un avviso che, come ribadito dallo stesso Cuoci “Si muove nel solco di una semplificazione di una procedura che non è mai stata né semplice, né accessibile. All’Agenzia va riconosciuto il merito” prosegue “di aver ricercato un rapporto più diretto con gli enti e le associazioni del Terzo settore”.

“Ad oggi, il rapporto dei beni confiscati con il territorio è stato sempre mediato dalle Amministrazioni comunali, con enormi differenze da territorio a territorio e conseguenze in termini di trasparenza e burocratizzazione che sono sotto gli occhi di tutti. Un passo in avanti è stato fatto, e ne prendiamo atto: resta tuttavia critico il supporto, o meglio, l’assenza di supporto che viene offerto alle organizzazioni di volontariato, gli enti che meno di tutti potranno garantire la sostenibilità economica necessaria per la presa in carico dei beni. Certo, viene offerto un sostegno economico, ma risulta assolutamente inadeguato ai costi che l’ente dovrà sostenere per ridar vita a un bene confiscato e del tutto incoerente con la tempistica degli affidi, di durata almeno decennale. Possiamo dire che l’Agenzia ha osato, ma non abbastanza. Solo al termine dell’avviso potremo effettivamente valutare quanto e come il Terzo Settore, in particolare le OdV, siano in grado di misurarsi di fronte ad una progettazione così ambiziosa: sarebbe forse stato auspicabile, e lo sarebbe ancora, che l’Agenzia coinvolgesse le varie realtà del Terzo Settore in un percorso di coprogettazione partecipata finalizzato all’individuazione delle buone pratiche e all’empowerment delle proposte più valide nei diversi territori”.

De Santis entra nel merito del lavoro di ricerca e ricognizione territoriale promosso dal CSV negli ultimi mesi e tuttora in corso, e si domanda: “Partendo dalla dimensione che ad oggi ci proponiamo di esplorare – ossia quanti sono esattamente i beni utilizzati e quanti sono i beni in stato di disuso in provincia di Caserta – oggi viviamo un’effettiva difficoltà nel darci una risposta. Se sono 60 i beni messi a bando dall’Agenzia dei beni confiscati in Provincia di Caserta, sono ancora di più i beni trasferiti al patrimonio dei Comuni della provincia di Caserta che non sono utilizzati. Emerge chiaramente la necessità di dare una spinta al riuso sociale dei beni confiscati, perché più il tempo passa, più i beni non utilizzati diventeranno inutilizzabili, togliendo al territorio altre occasioni di riscatto. Il CSV Asso.Vo.Ce.” prosegue “attraverso il Catalogo dei beni comuni e le attività ordinarie – come ha sempre fatto farà la sua parte: offrendo supporto agli Enti del Terzo Settore che intendono rispondere a bandi per l’assegnazione dei beni confiscati, ma anche a quei Comuni che in ottica di collaborazione tra pubblico e privato sociale vogliono conoscere o sperimentare buone pratiche di assegnazione, gestione e monitoraggio dei beni confiscati, in ottica di riuso sociale”.

Per informazioni sull’Avviso: LINK

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